· 

Le rose sono nella nostra storia

di Valeria Piccini

Per secoli e fino ad alcuni decenni fa nella Valle Scrivia nell'entroterra di Genova, era comunemente diffusa negli orti e giardini delle abitazioni contadine la coltivazione delle rose da sciroppo, dai cui petali si producevano sciroppi, confetture e altre ricette particolari, utilizzate anche per le loro proprietà officinali. Le condizioni ambientali della Valle Scrivia sono favorevoli infatti all'impianto delle rosacee in generale e in particolare delle rose; le principali varietà utilizzate a tale scopo sono fra le più antiche,  la rugosa e la muscosa, selezionate nel tempo fino a raggiungere una rusticità e un grado di adattamento al territorio che si prestano a una coltivazione naturale.

Le Rose Inglesi

Il 1961 è un anno fondamentale nella storia delle rose, e segna una svolta decisiva contro la tirannide tediosa e mortifera degli Ibridi di Tea.

L'autore di questa rivoluzione si chiama David Austin, all'epoca un oscuro rosicultore inglese, che tentò un ritorno alle rose antiche, per recuperarne la forma ed il profumo ormai perduto, coniugandolo con la più vasta gamma di colori offerta dalle rose moderne. Per raggiungere questo risultato, ibridò le rose più recenti con le vecchie galliche: Constance Spry, la sua prima introduzione, è per l'appunto del 1961 e nasce dall'incrocio tra Belle Isis, una gallica, e Dainty Maid, una vecchia floribunda del 1940.

Quello di David Austin non fu il primo tentativo di superare l'impasse raggiunto con gli Ibridi di Tea. Wilhelm Kordes, in Germania, aveva tentato nuove strade, alcuni anni prima, partendo nuovamente dalle rose botaniche, soprattutto quelle fino ad allora trascurate, e raggiungendo importanti risultati. Ma, all'inizio degli anni '60, grazie anche agli scritti di Graham Thomas che, con le sue opere, aveva riacceso nel pubblico l'interesse per le rose antiche ormai quasi dimenticate, i tempi erano ormai maturi.

A distanza di quasi 60 anni, possiamo dire che l'intuizione di David Austin si è rivelata vincente, anche dal punto di vista strettamente commerciale: non solo il termine di Rose Inglesi, da lui adottato negli anni '80 per i suoi brevetti, è ormai un'espressione acquisita nel vocabolario di tutti gli appassionati di rose, ma le sue creazioni sono ormai diffuse in tutto il mondo. Sull'onda di questo successo inoltre, e sul rinverdito interesse per le rose antiche, molti altri ibridatori hanno tentato di imitarlo: Meilland ha creato la serie Romantica, Tantau , le Rose Nostalgiche, Barni Le Toscane, Poulsen la serie "Renaissance", per citarne solo alcune. I risultati, nella stragrande maggioranza dei casi,  non sono affatto convincenti: capita quasi sempre di vedere il fiorellone, di foggia più o meno antica, appiccicato sull'arbusto rigido e legnoso delle HT.

Il tempo e la pratica con le Rose Inglesi, ne hanno rivelato alcuni limiti.

Soprattutto le prime rose di David Austin hanno una fragilità congenita che le rende particolarmente suscettibili alle infezioni fungine. Alcune varietà sono state ritirate per questo motivo dal commercio, o reintrodotte con notevoli miglioramenti, come il caso di William Shakespeare 2000.

Molte di esse, che si comportano da arbusti compatti nel clima inglese, diventano vigorose rampicanti nei climi caldi, con un piacevole (o spiacevole) effetto sorpresa. Talvolta, questa caratteristica rende molto vantaggioso un altro difetto che si rimprovera ad alcune varietà di Rose Inglesi : i gambi esili ed i fiori che, per via del loro peso, sono spesso penduli.

Infine, non è stata risparmiata alle Rose Inglesi l'accusa di una certa ripetitività, del resto inevitabile considerata la grande quantità di ibridi prodotti in questi decenni. Per questo motivo, forse, David Austin ha di recente intrapreso una nuova strada, cercando di recuperare nelle nuove creazioni le vecchie rose Alba.

Resta comunque la sua, un'operazione meritoria per l'eleganza, la bellezza ed il profumo che ha restituito al giardino moderno. E lo diciamo con infinita gratitudine.

Scrivi commento

Commenti: 0