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Vado a vivere in campagna. Illusioni & disillusioni

          di Roberta Perrone

Complice la crisi economica, negli ultimi anni si è assistito ad un "ritorno alla terra" da parte di  molti giovani che hanno deciso  di dedicarsi all'attività agricola. Ho intervistato Antonio Cangialosi, agrumicoltore siciliano di ventotto anni che ha deciso di trasformare un hobby in un vero e proprio lavoro. 

Roberta: Ciao, Antonio, prima di tutto chi sei e di cosa ti occupi?

Antonio: Mi chiamo Antonio Cangialosi, ho ventotto anni e sono un agrumicoltore. Insieme a mio fratello gestisco un agrumeto di tre ettari e un oliveto altrettanto grande. L'azienda si trova in Sicilia a circa trenta chilometri da Palermo.  La terra è un dono che babbuino ricevuto in eredità. Sin da piccoli alternavamo piacevole ore di lavoro in campagna con gli impegni dello studio, poi ci siamo ritrovati grandi e con il desiderio maturato negli anni di afre del nostro hobby un vero e proprio lavoro. Nel 2010 abbiamo cercato di metter in piedi un'attività agricola di collina a conduzione familiare. Principalmente siamo io e mio fratello che ci lavoriamo, ma in alcuni momenti anche mo padre, parenti e amici. Loro ci danno una mano, soprattutto nella fase della raccolta. Questa attività è nata pezzo dopo pezzo attraverso piccoli tentativi, esperimenti, grazie soprattuttoalla curiosità di provare a capire come si può vivere coltivando la terra. Non nego ch ella prima fase ha riservato alcune difficoltà. In questo momento, nonostante i problemi siano sempre presenti, possiamo dire che stiamo riuscendo nei nostri intenti ed è pure divertente, sebbene sia un lavoro duro. Si torna a casa stanchi e si dedicano ore alla vendita a km 0 nel nostro piccolo punto vendita in paese. Altre ore vengono destinate alla comunicazione(e-mail.social, pubblicità), e altre ancora vengono impiegate per la sistemazione dei pacchi da spedire, dando così la possibilità a chiunque di acquistare prodotti genuini, dall'albero alla tavola. Quindi il lavoro c'è e anche tanto, ma cerco di ridurre il più possibile  il livello di alienazione. e posso dire che è una cosa che mi appaga. E' un processo in continuo divenire.

R: Perché è importante ritornare alla terra?

A: noto che dalle nostre parti, da alcuni anni, c'è per fortuna una piccola realtà di giovani che vorrebbe impegnarsi in questo settore e che sembra voglia espandersi sempre di più. Si sta riscoprendo il valore della terra. Di certo è una realtà che stenta a decollare, ma comunque è già importante che si stia facendo spazio nel sociale. Il ritorno alla terra non è da sottovalutare, anzi. L'attività agricola può rappresentare un modello alternativo. La terra è una risorsa importante perché è lei che ricuce i rapporti tra territorio e comunità, le relazioni, le conoscenze, il recupero di saperi, le tradizioni. Oggi la gente inizia a pensare che la strada sia in progetti come il nostro, e questo ci inorgoglisce.

R:Perché occuparsi del suolo è divenuta oggi una priorità?

A: Oggi le policolture tradizionali sono minacciate dalle monocolture industriali. Le colture intensive avvengono a ritmi spaventosi. La mnegatività delle colture intensive sta principalmente nel trarre profitto ad ogni costo. Non a caso, pur di lucrare, le grandi aziende tendono a sfruttare al massimo il suolo, i mezzi, il personale  e tutto ciò di cui necessita una coltivazione intensiva. L conseguenze sono: cattive paghe, usi sproporzionati di carburante, uso massivo di pesticidi, anticrittogamici, fitofarmaci e insetticidi. purtroppo è la chimica che fa il gioco, col  suo malefico ausilio si può annualmente ottenere una produzione standard. Ma sopperire le mancanze con la chimica porterà la natura a depauperarsi. Riproponendo questi metodi anno dopo anno, il suolo, le piante  e i prodotti stessi, verranno denaturati. perderanno le loro fisiologiche proprietà. ISDE Italia ha reso pubblica la sua posizione sui rischi ambientali e sanitari generati dall'uso di pesticidi. nel documento vengono presentate numerose informazioni che evidenziano le criticità delle pratiche agroindustriali dannose per la salute dell'uomo, degli animali e degli ecosistemi. Mi riferisco alla contaminazione chimica del suolo, dell'acqua , dell'aria e degli alimenti. E' un documento ch a mio avviso dovrebbero leggere tutti. Essendo stato scout non posso dimenticare le parole di Baden-Powell:"Lascia il mondo un po' migliore di come l'hai trovato". La difesa del suolo è una priorità perché se tratti bene la terra, lei ricambierà nel migliore dei modi. Coltivare con metodi biologici, prendersi cura della salute del terreno è un po' come difendere l'equilibrio del cosmo.

R:Come fate quindi a difendere i vostri raccolti da possibili attacchi?

A: Gli agrumi sino dei frutti resistente. La buccia, spessa e grezza, consente di proteggere al meglio il frutto dagli attacchi.Di conseguenza il produttore se vuole, non è costretto a far uso della chimica. Capita però che l'agrumeto venga infestato dalla presenza di un  numero massiccio di afidi e cocciniglie , insetti visibili anche ad occhoo nudo che si raggruppano solitamente sulla pagina inferiore delle giovani foglie.vSucchisano la linfa delle piante provocandone un generale deprimenti. Per affrontare questo problema utilizziamo l'olio extra vergine di oliva che distribuito nelle foglie, riesce a soffocare gli insetti sopprimendoli. Per altri casi utilizzando anche rame e zolfo, fungicidi naturali consentiti in agricoltura biologica.

R.Quale potrebbe essere a tuo avviso un sistema di produzione e distribuzione ideale?

A: Mi piace pensare che un giorno si potrà tornare a una produzione e ad una distribuzione locale, il famoso Km 0. E mi piace pensare che un giorno le produzioni industriali cesseranno di esistere. una piccola azienda non ti obbliga ai ritmi frenetici di cui necessita una mega azienda. Si sa, le grandi aziende sono spesso strozzate dai costi e da un'organizzazione troppo macchinosa, con tempi e ritmi rigidissimi dettati dalle dure leggi di mercato per non parlare dell'uso sproporzionato di concimi chimici e dei loro effetti sulla biodiversità. Invece, tante piccole aziende possono agire nel rispetto della terra e dell'uomo: giuste ore di lavoro, adeguate tecniche di potatura, di concimazione, di irrigazione e di raccolta. Sarebbe bello vedere un giorno il contadino entrare nuovamente in città attraverso i mercati di vendita diretta mettendo così in evidenza la trasparenza del prezzo, il valore del lavoro e l qualità del prodotto. Quella della vendita diretta, negli spacci, nei mercatini, attraverso i gruppi di acquisto, non è solo un'alternativa critica alla grande distribuzione, ma resta prima di tutto un modo diverso per creare e difendere le relazioni tra persone. Bisogna ripensare l'agricoltura e il nostro rapporto con il cibo. Le dinamiche commerciali odierne obbligano in un certo senso ad attivare anche dei metodi di distribuzione ad ampio raggio. Noi ad esempio diamo l'opportunità al consumatore di acquistare i nostri prodotti da ogni parte d'Italia e farseli recapitare a casa in breve tempo.Gli aspetti positivi di questo sistema di produzione, è che diamo a chiunque la possibilità di mangiare prodotti sani e sicuri, e poi eliminiamo i vari passaggi degli intermediari i quali non fanno altro che far lievitare i prezzi   e la tempistica fra raccolta e consumazione.

R: E' possibile secondo te un'agricoltura differente che preservi l'agricoltura tradizionale, l'uso delle sementi antiche e che rispetti i ritmi naturali considerando l'aumento della popolazione e di conseguenza l'aumento della richiesta di cibo?

A: Per quanto riguarda la questione dei semi posso parlarti della mia esperienza. parte dell'azienda è destinata ad un piccolo orto per il fabbisogno familiare. Grazie alla passione di mio nonno e di mio padre per la campagna, oggi io e mio fratello disponiamo di sementi antiche di varietà non più esistenti in commercio:pomodoro, zucchine siciliane, deve, cetrioli, cipolle e aglio. Ho ereditato una grande ricchezza. purtroppo alcuni semi di altri ortaggi sono andati persi nel tempo. Ciò ci obbliga ad acquistare senti o piantine direttamente dai vivaisti che però commercializzano semi ibridi. Qui si apre un capitolo immenso sull'origine dei semi, le modifiche apportate, le certificazioni, i brevetti, le multinazionali. Argomenti che non possono essere riassunti o trattati superficialmente. Aggiungo solo che oggi i circuiti di scambio delle sementi hanno a mio avviso, un'importanza fondamentale, perché offrono l'opportunità di scambiare varietà di semi poco conosciute. I semi sono un patrimonio dell'umanità. Difendere i semi significa difendere la biodiversità, ecco perché dobbiamo conservarli con cura e scambiarli. La libertà di scambiare  le sementi antiche , oggi minacciata dalla Comunità Europea, è un diritto naturale. La terra ci offre doni che dobbiamo condividere con gli altri.

R: Ci era stato detto che gli OGM avrebbero salvato il mondo dalla fame facendo aumentare i raccolti, diminuendo l'uso dei pesticidi, mettendo in circolo piante in grado di resistere alle condizioni climatiche, e invece? Tu che ne pensi dell'inquinamento genetico che ne deriva?

A: le promesse fatte sono inganni. Solo e semplicemente inganni. Interessi di multinazionali impavide pronte a tutto pur di lucrare. Quella degli OGM è una macchina formidabile e in continua espansione che promette di nutrire il pianeta mentre nella realtà riproduce solo una struttura di spreco e ingiustizia. Si sa, le multinazionali sono divenute così potenti da condizionare persino le scelte istituzionali, a discapito di piccoli e medi agricoltori, dei consumatori e persino dell'ambiente. L'uomo è riuscito a brevettare il bene più prezioso, il seme. E' riuscito a modificarne la genetica, a renderlo proprio al fine di commercializzarlo, mettendo a rischio la fertilità del suolo, delle falde idriche, dell'atmosfera e della salute umana. Non si può pensare di modificare la terra all'infinito, scavare montagne in eterno, cementificare tutto. Sulla terra non si può lucrare per sempre. Tutto questo un giorno si rivolterà contro.

R:Io cosa posso fare, come posso contribuire per tutelare il futuro del suolo e per limitare il più possibile il collasso ambientale che si è già innescato?

A: Bisogna credere nella buona agricoltura e cercare di avvicinare quanta più gente possibile al rispetto dell'ambiente. Siete voi consumatori ad avere potere decisionale. Bisognerebbe ridurre o ancor meglio eliminare la cultura dell'usa e getta e del consumo senza qualità e consapevolezza. Quella del consumismo è una logica che si è imposta nel tempo e che ha influenzato negativamente la salute dei consumatori. Ricordiamo sempre che noi siamo anche quello che mangiamo.

 

 

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