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Vuoi una buona ragione per amare l'Islanda?Blue Lagoon è una di queste, ma non solo

Un tempo avventurarsi in Islanda richiedeva un certo impegno, bisognava essere motivati, aver passato minuti se non ore, da piccoli, a cerchiarne il perimetro con il pennarello sull'Atlante, fantasticando. Quasi tutto ciò che non era prodotto in Islanda era molto caro. La ristorazione non era un granché, sobria e non molto varia, e fuori da Reykjavik bisognava proprio accontentarsi. Gli alberghi, tranne poche eccezioni erano mediocri e tremendamente cari. Poi c'è stata la crisi del 2008, un po' ovunque nel mondo, ma in Islanda più severa.Infatti, a causa di manovre finanziarie non esattamente oculate, l'Islanda è praticamente fallita. Per permetterle di restare a galla, il Fondo monetario internazionale le ha concesso un prestito di oltre due miliardi di dollari, un prestito che i cittadini islandesi stanno a poco a poco rifondendo con una percentuale dei loro stipendi. La crisi è stata un dramma per molti di loro, che senza avere un soldo in tasca, si erano comprati case e automobili accendendo mutui a interessi ridicoli, ma è stata una benedizione  per lo straniero islandofilo: la corona islandese ha perso un terzo del suo valore, e per un po' di tempo  i turisti hanno potuto fare i signori con in tasca dollari, o sterline. A questo, si è affiancato il fatto che le modalità di accesso al paese sono cambiate. I voli low cost hanno reso l'Islanda una meta molto attrattiva anche per coloro che non erano proprio motivati e internet e il gps hanno modificato un po' tutto, dalle prenotazioni negli alberghi e nelle case, al controllo del meteo, alla circolazione sulle strade interne, sulle quali prima i turisti si perdevano e volte anche, morivano. Eppure nonostante queste favorevoli combinazioni, per un po' l'Islanda è rimasta una destinazione, se non veramente esotica, quantomeno originale. Niente grandi città, pochi non memorabili musei, e non molto da fare se non guardare il paesaggio; molta pioggia, vento gelido, temperatura per lo più tra gli zero e i dieci gradi: perché dunque un essere umano avrebbe dovuto spendere in Islanda una delle sue tre settimane medie  di vacanze? Siamo tornati un'altra volta in Islanda, la settima a dire il vero, convinti di trovarla più o meno come la si era lasciata tre anni prima, cara agli aficiondos ma ignota ai più e ancora relativamente economica, dato che il Fondo monetario internazionale aspetta ancora parte dei suoi soldi indietro. Insomma, dall'ultimo soggiorno islandese i prezzi sono cresciuti di un buon terzo, se non della metà, soprattutto i prezzi degli alberghi e del cibo. C'entra il cambio, che non è più favorevole all'europeo in visita. Ma c'entra soprattutto il fatto che l'Islanda va di moda e si trova nella situazione rosea di dovere far fronte a una domanda turistica che non ha eguali nella storia del paese, e in realtà se si guarda alle percentuali, non ha forse eguali nella storia di qualsiasi paese.

Su molte di quelle che dai viaggi precedenti uno si ricordava come case adesso svetta l'insegna Hotel, in sei anni dal 2010 al 2016, il numero dei pernottamenti negli alberghi islandesi è più che raddoppiato, da poco più di tre milioni a sei milioni e mezzo. Gli occupati del settore turistico erano circa diecimila nel 2008, e sono circa 27mila oggi, senza contare i tanti che fanno le guide turistiche occasionalmente d'estate, o fanno la stagione negli alberghi. La previsione è che entro quest'anno arriveranno nel paese più di due milioni di turisti, sei volte la popolazione islandese che ha circa 330 mila abitanti, come il nostro Molise.

Nel 2010 i turisti erano stati circa mezzo milione, nel 2000 trecentomila, nel 1999 poco più di centomila; vale a dire che in trent'anni flusso turistico è cresciuto venti volte. Il numero non basta a rendere l'idea dell'ingorgo perché una grandissima parte dell'Islanda è deserta, una distesa di ghiaccio o di lava, e i 330 mila autoctoni più i due milioni di turisti finiscono per concentrarsi in pochi fazzoletti di terra tra il centro di Reykjavik, l'area di Thingvellir con il geyser e la cascata Gulfoss, infine la Blue Lagoon sule sponde del lago Myvatn.

Il Geyser a Thingvellir
Il Geyser a Thingvellir

Perché ci si domanda, tanti turisti, quasi all'improvviso, nonostante i prezzi siano quasi raddoppiati? Il fatto è mi spiega Drìfa, che lavora all'ufficio del turismo di Reykjavik, che abbiamo saputo vendere bene l'idea di una iceland experience. All'indomani della crisi del 2008, quando sembrava che l'intera popolazione dell'Islanda dovesse emigrare in Norvegia per trovarsi un lavoro, abbiamo capito che il crollo della  corona poteva anche diventare un vantaggio per noi. avevamo bisogno di valuta estera e l'unico modo per averla, a parte il prestito del Fondo monetario internazionale, era portare gli stranieri in Islanda. Negli anni precedenti non avevamo mai fatto una vera e propria politica per il turismo, l'Islanda era sempre stata una destinazione per turisti un po' particolari, che sapevano quello che volevano e non avevano bisogno di essere sedotti per venire fin qui, perché erano già convinti.

Per convincere i non ancora convinti, bisognava investire:  migliorare i servizi, aumentare il numero dei posti letto, delle auto a noleggio, ma sopratutto fare pubblicità. Abbiamo cominciato a partecipare ad alcune fiere internazionali del turismo, specialmente in Asia e anche i privati, indipendentemente dallo stato, hanno cominciato a pensare a come si poteva vendere l'Islanda all'estero. Per esempio, un piccolo studio di Reykjavik, da solo, senza chiedere niente a nessuno, ha messo in rete un bellissimo video intitolato Inspired by Iceland che ha avuto centinaia di migliaia di visualizzazioni. E poi abbiamo avuto due grossi colpi di fortuna: Il vulcano e i campionati europei. Il vulcano Elieyjafjallaj Kullche nel 2010 ha infatti eruttato bloccando per giorni la circolazione aera sull'Europa e costringendo molti stranieri che si trovavano in Islanda per vacanza o lavoro a cambiare piani e a rimanere nel paese, in una specie di forzata sospensione dell'esistenza. L'eruzione, continua Drìfa, all'inizio sembrava un disastro, invece si è poi rivelata una benedizione. Niente morti, niente danni permanenti, solo qualche ritardo nel traffico aereo, e in cambio una pubblicità planetaria. Dopo Thingvellir e la Blue Lagoon, l'area del vulcano è infatti diventata la terza attrazione del sud del paese. E poi ci sono stati gli europei di calcio:la qualificazione,  in un paese di poco più di trecentomila abitanti, e poi la vittoria dell'Inghilterra , il passaggio ai quarti, e insomma, si è creata una sorta di effetto calamita e oggi tutti vogliono venire in Islanda. L'Islanda può davvero essere una destinazione perfetta, perché dà il brivido dell'avventura (il freddo, il vento, i gradi spazi aperti), ma un'avventura rilassante, per niente pericolosa perché il tasso di criminalità nel paese è vicino allo zero; inoltre non obbliga a lunghe code davanti ai musei, non ci sono poveri, nonostante non sia un paese troppo ricco, e non ci sono immigrati; nessuno spettacolo di miseria che offenda l'occhio o rattristi l'anima; ovunque regnano l'ordine, la pulizia, il decoro, tutte cose che all'estero quando siamo in viaggio ovviamente desideriamo. L'Islanda inoltre è davvero meravigliosa, e difficilmente se ne ritorna delusi, infatti il principale volano del turismo islandese sono i turisti stessi, i loro racconti estasiati, i loro post entusiasti su Facebook e su Trip Advisor. Non c'è probabilmente luogo del mondo che più dell'Islanda abbia beneficiato di questa pubblicità indiretta e gratuita, e chi decide di andare in Islanda sviluppa un grande amore per questo pese, e l'amore si sa ci rende ciarlieri, si torna a casa e ci si mette a fare proseliti.

Un'altra importante ragione che porta a visitare l'Islanda sempre secondo Drìfa, è che la compagnia di bandiera Icelandair, offre lo stopover a Reykjavik a chi vola dall'Europa all'America e viceversa. Si fa un biglietto per esempio Ginevra- Chicago e senza che la tariffa del volo aumenti ci si può fermare in Islanda passandoci fino a sette notti, magari approfittando delle convenzioni con gli alberghi della Icelandair sparsi un po' in tutto il paese.

E gli islandesi che pensano di tutto questo turismo? Come spesso accade ci sono quelli contenti e quelli scontenti; I contenti sono quelli che hanno ereditato o comprato immobili che hanno a loro volta venduto o affittato, o quelli che lavorano nel turismo. Gli scontenti sono quelli che vivevano in affitto in centro e sono stati sfrattati, o quelli che continuano tenacemente a vivere in centro ma che nel giro di pochi mesi si sono visti crescere attorno una selva di ristoranti, bar da movida, alberghi, alloggi da affittare su Airbnb, negozi di abbigliamento, e agenzie di viaggi. Sono il caos e il benessere generati dal turismo, niente che non sia familiare all'abitante di Roma, Firenze o Venezia, ma per gli islandesi è una novità poco piacevole. Qui, ci racconta un anziano abitante, uno che si ricorda ancora gli anni del dopoguerra, quando  gli aerei di linea non c'erano e per andare in Inghilterra si impiegavano cinque giorni a bordo della leggendaria nave  Gulfoss, adesso le persone vengono anche per due giorni, una notte appena. I ragazzi inglesi e tedeschi vengono a fare l'addio al celibato o al nubilato: arrivano al pomeriggio del sabato e ripartono la sera dopo. Non prendono nemmeno una stanza, vanno in giro per i locali tutta la notte e la mattina dopo li trovi al caffè a smaltire la sbornia.

Quando andare

Dato che l'estate islandese è tanto trafficata, chi ha la possibilità di farlo dovrebbe andarci a maggio o a settembre. Maggio è preferibile per il clima, per le buone chances di non dovere passare pomeriggi interi chiusi in auto ad aspettare che la pioggia perlomeno rallenti, e soprattutto per le 18-20 ore di piena luce che almeno sulle prime ha un effetto elettrizzante ( poi arriva infatti la stanchezza dovuta al fatto che molte case islandesi, non ci è dato capire perché, alle finestre non hanno le tende o  le persiane o gli scuri e l'astinenza dal buio più autentico può innescare nei più sensibili sindromi diverse, dall'iperattività, alla ciclotimia, alla semplice astenia da mancanza di sonno). Ma anche settembre può essere bellissimo, le giornate sono meno lunghe il clima è mediamente un po' più freddo e piovoso, però i colori di settembre sono più belli di quelli di maggio. L'Islanda non ha quasi alberi, ma ha la brughiera, il muschio che cresce sulla lava, e dalla metà di agosto alla prima neve di autunno questo tappeto di muschi e fiori, verdognolo d'estate, si colora di sfumature infinite, dal giallo all'ocra, all'indaco e al rosso scuro.

A settembre inoltre i turisti ci sono, ma in numero ragionevole. Il video Inspired by Iceland non dice tutta la verità sull'Islanda, perché per molti mesi all'anno il paese somiglia di più a un acquitrino che a quello che si vede nel filmato. Gli islandesi magari non se ne accorgono perché sono abituati alla pioggia e al freddo; vanno in giro in maglietta , giocano a pallone sin da piccoli con la giacca a vento e il berretto, l'acqua che gli scende a rivoli sui pantaloni. Chi non è nato qui, non può altro che contemplare ammirato questa noncuranza, questo stoicismo, mentre si aggrappa all'ombrello per evitare che il vento glielo porti via, magari l'unico ombrello aperto in tutta la strada , nonostante una pioggia che su scala mediterranea, si definirebbe senz'altro battente. In ogni caso a settembre può capitare di trovare un bel sole primaverile e una temperatura intorno ai 10 15 gradi di giorno; e il sole che trasforma ogni paesaggio, in Islanda è ancora più benvenuto, la trasforma e la rende memorabile, perché l'esperienza  islandese si fa soprattutto in campagna, all'aperto comunque, sulle strade, e farlo con il sole o con il grigio e la pioggia è completamente diverso. I nomi dei posti che visiterete sono talmente difficili che probabilmente non li ricorderete o li mescolerete , non ricorderete se siete stati a Seydisfj oppure a Borgarfj, o se la cascata che vi ha commosso fino alle lacrime si chiamava Dettifoss o Skugafoss, però di certo ricorderete gli incantevoli mosaici creati dalle quattro o cinque tessere che formano il panorama islandese: distese di lava solidificata , muschi e brughiera dai colori autunnali, mare, ghiacciai in lontananza, e il cielo illuminato da una luce che non solo non avevate mai visto prima, ma che probabilmente  non credevate neppure potesse esistere.

Noi siamo risaliti da Egilsstadir a Vopnafjrdur, una lunga strada sinuosa che scavalca il fiordo  affacciandosi vertiginosamente sull'oceano, poi ci siamo diretti a ovest verso Husavìk, l'antico porto della caccia alle balene che abbiamo eletto come base per le esplorazioni nei giorni successivi: la valle di Laugar e il lago Myvatn a sud: il parco naturale di Asbyrgi a est e ancora più a est la lingua di terra della penisola di Langanes, alla fine della  quale, ci dice la guida Bradt dell'Islanda, le onde si infrangono su tutti i lati, e alle spalle, tutto ciò che si sente è il vento. L'Islanda forse sarebbe un bel posto per vivere, un posto in cui stare per sempre e non solo da turisti, se uno non prova troppa nostalgia del caldo e della luce mediterranea, ma l'Islanda è melodrammaticamente forse un posto migliore per morire, perché qui ci aspetta un eterno non essere, un'eterna solitudine, ed è difficile immaginare che esista un posto migliore dell'Islanda per cominciare questa pura ascesi, e per prendere congedo dalla vita. 

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