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Le Virtù dell'amore zen: Il sesso nella tradizione buddista

di Giuseppe De Pietro

Il sesso nella tradizione buddista

 Ogni relazione è la virtù di praticare con l'amico, il partner, il conoscente. Bisogna sapere ascoltare, fornirsi di pazienza, vivere la calma , la fiducia e soprattutto il dialogo. Ascoltare le ragioni di chi hai davanti, senza giudicarlo.Accettarlo così com'è senza ostinarsi a volerlo cambiare. Ma anche liberarsi della rabbia, della gelosia. Ho visto un film di Neil Simon in cui un simpatico vecchietto insegnava al nipote quella che chiamava "la filosofia della battuta di baseball".

L'espressione scherzosa aveva un fondo di serietà, in quanto naturalmente c'è qualcosa di molto profondo nel riuscire a colpire una palla velocissima. Profondo nel modo in cui può esserlo qualsiasi cosa cui diamo un'attenzione sufficiente. Per il sesso vale la stessa cosa, almeno per quanto riguarda il pensiero buddista. Fare l'amore non è un argomento importante nei testi buddisti; di fatto, al riguardo non vene detto quasi nulla. Questo è sorprendente se guardiamo allo spazio riservato all'argomento dalle religioni occidentali. L'ebraismo contiene numerose proibizioni su chi può fare l'amore, con chi, come e quando. Il cristianesimo aggiunge a tutto ciò le nozioni sui rapporti tra il sesso, l'amore e il matrimonio.

Platone e Aristotele hanno scritto opere profonde sull'amore e l'amicizia; in particolare, Platone nel Simposio ha provato ad immaginare quello che potrebbe essere il legame tra il desiderio sessuale e l'amore spirituale. Da questa opera, e dalle riflessioni cristiane sul tipo di amore insegnato da Gesù, si è sviluppato il vasto corpus occidentale di testi sulla filosofia sessuale. Personalmente, ritengo che sull'argomento D.H. Lawrence rappresenti il punto di arrivo più elevato dell'occidente. Le sue opere esplorano la sessualità e ne analizzano il ruolo nel matrimonio con una precisione senza confronti. Invece nel buddismo non esistono norme generali su nessuno di questi temi. Fare l'amore non è in sé un'attività più profonda delle altre. Naturalmente è possibile dire tante cose sul sesso, se gli si presta un'attenzione particolare. Esistono degli speciali yoga tantrici in grado di trasportare l'atto mondano della fornicazione in una pratica meditativa, ma naturalmente ogni cosa può essere trasmutata in quel modo. Esistono approcci contemplativi al cibo, al modo di camminare, alla calligrafia, e di fatto, ad ogni cosa. Esistono modi di schiacciare un pisolino, così come di arredare una stanza. Tutto può trasformarsi in un esercizio yogico, se diventa oggetto di un'attenzione speciale. Lo Shobogenzo di Dogen Zenji fissa delle regole addirittura per l'igiene dentale. Ma le attività davvero importanti per il buddismo, e che quindi occorre regolare sono elencate sotto il nome di Ottuplice sentiero. Per esempio, c'è la retta occupazione, consistente in prescrizioni sui mezzi di sostentamento, e ovviamente ci sono la retta meditazione e la retta consapevolezza. Ma non esiste un'area morale chiamata la retta sessualità, così come non esistono la retta relazione, il retto amore, o il retto matrimonio. Queste sono preoccupazioni al centro dell'attenzione delle religioni occidentali, ma verso le quali la filosofia buddista è profondamente neutrale, perché non attengono direttamente al cammino che conduce all'illuminazione. Essere un amante cattivo, adultero, infedele, maldestro, morboso, contorto o inetto non ritarda in sé, il progresso sul cammino, così come essere un amante esperto, onesto, diretto, franco e gentile non lo accelera. Questo, io credo è l'atteggiamento fondamentale del buddismo verso la sessualità. Essa viene considerata un'attività priva di legami speciali al sentiero spirituale, anche se indirizzabile verso quella dierezione, allo stesso modo in cui una qualsiasi attività umana può diventare uno yoga. Per questa ragione, nel sistema morale del buddismo in genere esistono poche regole riguardo al sesso, sia pro che contro. In realtà nei testi buddisti il sesso viene raramente menzionato, così come il matrimonio non è quasi mai considerato da un punto di vista morale. Naturalmente alcune persone ritengono che siccome i monaci buddisti non possono fare l'amore, in generale la concezione buddista del sesso sia negativa. Forse questo è sottinteso nella concezione cristiana del monachesimo, ma non è l'atteggiamento buddista. Il codice monastico non è un imperativo morale per i laici. Quando i monaci buddisti si allontanano dal sesso, non stanno volgendo le spalle al male. I monaci buddisti evitano la sesualità così come evitano qualsiasi attività ordinaria. Le loro vesti sono costituite per regola, di un indumento in tre pezzi; i loro pasti sono limitati alla colazione e al pranzo; la loro vita commerciale è ridotta allo zero. Tutto ciò non perché la dottrina buddista ritiene che vi sia qualcosa di intrinsecamente cattivo o immorale nei vestiti alla moda, gli affari, o il sesso, ma perché la via monastica implica l'abbandono delle attività quotidiane per migliorare la concentrazione o la pratica della meditazione. L'idea alla base del monachesimo cristiano è forse diversa. La decisione del monaco cristiano di rinunciare al sesso sembra dovuta alla volontà di evitare il male e abbracciare il bene, di allontanarsi dal mondo successivo alla cacciata dal paradiso terrestre ed entrare in quello di Dio. Di certo, dalle lettere di San Paolo si ricava l'idea che la gente compie una scelta morale quando decide di fare l'amore o di sposarsi, piuttosto che indirizzare tutto il proprio amore verso la carità, la fede in Dio e i suoi figli in generale. In molte sette cristiane si avverte l'esistenza di un imperativo morale di abbandonare l'amore individuale per una vita più ascetica.

Questa concezione si basa su una distinzione operata da Platone e fatta propria dai cristiani: Quella tra "eros", o l'amore sessuale, e "agape", l'amore divino.Platone non aveva dubbi sul fatto che i due tipi di amore siano collegati; "eros" e "agape" rappresentano entrambi l'amore per la bellezza, ma "agape" è l'amore  della bellezza più elevata, della bellezza in sé, priva di legami inopportuni con la carne. San Paolo sembra seguire Platone quando evoca "agape" e non "eros" nel verso 13 della famosa Prima Lettera ai Corinzi, una delle cose più belle mai scritte sull'amore. I cristiani dovrebbero abbandonare l'amore inferiore o forse trascurato in quello più elevato, lasciando che il desiderio sessuale si evolva in "amore autentico", e quest'ultimo" in amore divino."

 Ma nel buddismo non esiste una siffatta scala verso le stelle; distinzioni di questo tipo non sono tenute in gran conto. Sembra che i buddisti, stiano semplicemente affermando: "Riteniamo che è possibile lasciar il sesso fuori dalla religione". Puoi fare sesso e lasciarti disorientare da esso per tutta la vita, ma continuare a compiere buoni progressi spirituali. Non devi venire a capo di ogni rompicapo filosofico per essere un Buddha".

Com'è possibile che i filosofi buddisti non abbiano un'opinione su un argomento tanto importante per la morale occidentale? Per via della distinzione buddista di identità. L'ebraismo per esempio, è molto attento a limitare l'attività sessuale alla procreazione, perché per le religioni semitiche è fondamentale potere stabilire l'identità del padre. Conoscere la tua famiglia è il primo passo per conoscere te stesso, e se non sai chi è tuo padre, non puoi conoscere la tua famiglia. Da questo punto di vista , il matrimonio serve a controllare l'attività sessuale; se quest'ultima fosse priva di regolamentazioni, l'identità di una persona andrebbe perduta. Ma nella letteratura buddista l'identità non dipende dalla famiglia, bensì dalle incarnazioni precedenti e dall'appartenenza a una comunità di praticanti.

sesso e tradizione buddista

Quando i primi discepoli si fecero monaci, lasciarono la casta e la famiglia patriarcale per entrare in quella del Buddha. Quest'ultima  era tanto essenziale che nello Ultratantra Shastra la natura stessa di Buddha era definita "la famiglia":"riga" in tibetani,"gotta" in sanscrito. Poiché questa famiglia è quella importante, e l'aspetto principale dell'identità di una persona è dato dalla discendenza in linea diretta da un guru o da un'incarnazione precedente, non occorre regolamentare il sesso e il matrimonio, ovvero gli elementi determinanti dell'identità familiare. Ovviamente nei commenti buddisti vi sono dei passaggi in cui vengono fissate delle regole sessuali. Non li analizziamo in modo approfondito perché è difficile prendere sul serio queste proibizioni; esse sembrano insicure e afflitte da idiosincrasia. Per esempio Paul Rinpoche espone alcune regole sessuali in The Words of My Perfect Teacher. Una è: evitare rapporti impropri, tra cui le fornicazioni alla luce del giorno e la masturbazione. Paul  Rinpoche è molto preciso  sulle conseguenze karmiche negative della masturbazione, e questo non è lontano dalle visioni esoteriche delle religioni monoteiste. Il tantra buddista d'altra parte sembra dare grande rilievo al sesso fisico, un fraintendimento che ha appassionato  generazioni di studiosi occidentali.

sesso e tradizione buddista

Il problema delle interpretazioni occidentali del tantra è di non sapere distinguere l'allegoria dal discorso letterale. Nel diciannovesimo secolo, l'occidente ha scoperto l'esistenza del tantra buddista e induista: sentieri che come l'alchimia occidentale, enfatizzano la trasmutazione dell'ordinario nello spirituale. L'iconografia tantrica comprende rappresentazioni di divinità intente alla fornicazione, di solito con molte teste e arti  ma gli organi sessuali stranamente, sono sempre rappresentati in modo fedele alla realtà), e forse per questo gli studiosi occidentali hanno pensato che il tantra avesse a che fare  con il sesso. Da allora in occidente questo fraintendimento ha seguito le variabili delle "mode" che si sono alternate. Negli anni settanta era normale sostenere  che il sesso tantrico fosse semplicemente un'allegoria o una rappresentazione, attraverso un codice figurativo di corpi splendidamente modellati, di astratte idee metafisiche. Ma negli anni novanta, quando la gente ha cercato nel tantra un sostegno alle proprie idee libertine da un punto di vista sessuale, il vecchio equivoco vittoriano secondo cui l'iconografia tantrica riguarda il sesso è tornato di moda. I "thangka" sessuali sono allegorici esattamente come i "thangka" raffiguranti divinità irate intente a sacrificare animali vivi e a mangiare carne umana. Se queste cose fossero veritiere anche solo per l'1% il buddismo sarebbe una religione di folli collerici e sconvolti. Non faremmo lo steso errore riguardo l'uso di immagini sessuali da parte della religione occidentale. "Il Cantico dei Cantici", o di Salomone nella Bibbia, è un'autentica opera erotica; in molti canti una donna è alla ricerca dell'uomo che ama, lo desidera ardentemente e alla fine giace con lui in amore. San Giovanni della Croce imita il Cantico de Cantici nel suo  cantico Spirituale, in cui evoca la ricerca dell'unione con Dio da parte di un monaco in preghiera. San Giovanni rappresenta sé stesso come la sposa e Dio come lo sposo; l'elemento sessuale non simboleggia un'esperienza sensuale, ma l'intensità del desiderio del ricercatore e la forza penetrante esplosiva dell'unione con il divino. Comprendendo l'allegoria, non scambiamo San Giovanni della Croce per un travestito lascivo che percorre la campagna alla ricerca di uomini. Se non capiamo il codice, pertanto fraintendiamo anche i testi buddisti che adoperano immagini sessuali. Le schiere di divinità maschili e femminili "in unione" visibili nei templi tibetani sono solo rappresentazioni allegoriche di stati di illuminazione, descrizioni in codice della natura della mente assoluta e del mondo dei fenomeni. Una volta eliminate tutte le allegorie, resta il fatto che alcune persone svolgono davvero una pratica segretissima di cui non si sarebbe mai dovuto parlare in pubblico:una pratica in cui l'atto della fornicazione si tramuta in una pratica meditativa. Sono sicuro che questo è possibile, perché svolgo una pratica in cui mangiare diventa meditazione, e se questo può funzionare, qualsiasi cosa può farlo. Ma non mi fido dei libri in circolaizone  sullo yoga sessuale tantrico. E' una pratica così rara che non sono sicuro di  non avere mai incontrato qualcuno che l'abbia davvero fatta. Da quello che conosco  dei testi segreti, ogni libro in circolazione sull'argomento è sbagliato: un miscuglio fantasioso di illusioni, posizioni sessuali e brani tradotti dai tantra induisti. E' possibile che i buddisti tantrici sappiano qualcosa sui rapporti psichici e l'esperienza sessuale. I "nadi" (canali) regolano la maggior parte delle attività biologiche- il respiro, la defecazione, persino il pensiero- e sarebbe interessante studiare a fondo il tantra per scoprire cosa dice tale scienza sul sesso. In ogni caso, questa resta una materia occulta, e i pochi studiosi che la conoscono a sufficienza non ne hanno tradotto i segreti. Jeffrey Hopkins, nei suoi libri sul sesso tantrico sembra divulgarne i segreti, ma così non è. Il suo primo libro, Tibetan Arts of Love, è una traduzione  di un momento speculativo sui manuali del sesso induista, opera di uno studioso laico, Gendün Chöpel, famoso per il pensiero innovativo nel campo della filosofia e della storiografia tibetane. Quello che ci dice è che dovremmo rileggere il Kama Sutra e studiare più attentamente la via hindu alla felicità sessuale. L'opera di Gendün Chöpel è affascinante e merita di essere posta accanto ad altri pensatori moderni, come D.H. Lawrence e Alfred North Whitehead.

Il secondo libro di Hopkins, "Sex, Orgasm, and the Mind of Clear Light", contiene le sue riflessioni basate su Gendün Chöpel  e i manuali induisti sul sesso. Un'analisi attenta del libro rivela che in esso sono pochissime le idee riconducibili davvero al buddismo. La cosa interessante del libro è  invece la trasformazione operata da Hopkins, delle posizioni eterosessuali induiste, in "posizioni omosessuali maschili". Quest' opera non rappresenta le idee tibetane sul sesso e certamente provocherebbe uno schok in qualsiasi lama tibetano, ma nello spirito di Gendün , è molto creativa. Rappresenta il lavoro di Hopkins, non la tradizione, e in quanto tale andrebbe giudicata.

 

Dalai Lama

 C'è un passaggio dal quale devoo prendere le distanze. eccolo: "Sulle mura dei templi tibetani sono dipinti uomini con il fallo eretto e coppie uomo/donna in unione sessuale." Chiaramente il sesso non è distinto dalla religione . Il fatto che questa religione sia tanto favorevole al sesso deriva innanzitutto dal riconoscimento che ognuno desidera la felicità e non vuole la sofferenza". Hopkins si sbaglia a pensare che quelle pitture sulle pareti dei templi tibetani indichino che il buddismo consideri il sesso una via alla felicità. Esse sono rappresentazioni in codice di dottrine metafisiche. Il sesso non è una via alla felicità più di quanto non lo siano il mangiare o il guardare la televisione. Egli sbaglia a definire il buddismo "favorevole al sesso"; esso è neutrale verso il sesso. Per chi fosse affetto dagli ostacoli occidentali all'attività sessuale, la neutralità potrebbe sembrare una cosa estremamente positiva, ma se i tibetani fossero davvero favorevoli al sesso, per imparare qualcosa sull'argomento non avrebbero avuto bisogno di fare affidamento sui manuali sessuali induisti. Di solito, evito di criticare un uomo della cultura, l'intelligenza e la creatività di Hopkins. Ma in questo caso i suoi ultimi scritti rientrano in un gruppo di opere più biasimevoli che hanno contribuito a creare una falsa immagine della sessualità buddista. Per esempio, recentemente una radio austriaca mi ha chiesto un'opinione su una delle opere più fuorvianti di questo tipo: una folle diatriba di 800 pagine sul Dalai Lama, la sessualità, il controllo della mente e il Kalachkra tantra. Quest'opera è una fantasia psicotica,ma dobbiamo accollarci il fastidio di confutarla. Un decennio fa avrei potuto dire che nessuno studioso serio avrebbe mai associato gli insegnamenti della tradizione del Dalai Lama alla comune sessualità umana. Adesso, gli ultimi scritti di tibetologi innovativi- i quali cercano evidentemente un sostegno non necessario alle loro idee  sul femminismo, l'emancipazione dei sessi, o la libera attività sessuale- hanno aperto la strada all'attuale moltiplicarsi degli equivoci più grotteschi.  Concludendo, per quanto ognuno abbia il suo punto di vista, il sesso, se ben vissuto è comunque una possibilità di sperimentare l'amore e l'amore in una relazione di coppia si estrinseca anche attraverso il sesso. Al libero arbitrio dell'uomo sta come per ogni azione se farlo diventare una via per la felicità o una via per la sofferenza. La differenza è sempre la stessa come per tutte le cose, se usare l'esperienza o farsi usare da essa.


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