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Spazi, circuiti, gallerie: la forza dirompente che sta cambiando Buenos Aires è l’arte contemporanea. Da San Telmo a Villa Crespo fino a Puerto Madero.

di Giuseppe De Pietro

Spazi, circuiti, gallerie: la forza dirompente che sta cambiando Buenos Aires è l’arte contemporanea. Da San Telmo a Villa Crespo fino a Puerto Madero.

Cosa fare a Buenos Aires? Cosa vedere in questa bellissima città Argentina? Prima di partire mi ero documentato, per poterla girare da solo, anche se la conoscevo bene, infatti ci avevo vissuto vent’anni fino agli anni settanta. Ma mi sbagliavo, all’aeroporto mi aspettavano tanti familiari. Avevo anche stilato una lista dei “posti da vedere”, non certo quelli turistici, ma è valso a poco, insomma, non ho potuto decidere da solo, ogni giorno ero invitato quando da un parente, quando da un’altro familiare, tutti i giorni così, vivendo in allegria insieme a loro davanti ad un “Casado ed un bicchiere di vino “Malbec” con loro. Sono venuti a trovarmi da ogni luogo di Buenos Aires, affrontando un viaggio anche lungo come quello di Lili e Lalo, pur di abbracciarmi, di donarmi un sorriso, rendermi parte di un racconto e conoscermi di persona. Quando l’ho fatto, come sempre accade, poi li ho visitati molto in fretta. Volevo ritornare a San Telmo per prendere qualche lezione di tango in una scuola professionale non tanto lontano dalla casa di mia cugina Adriana. Ero innamorato del Teatro Colón, lì, tanti anni fa ho conosciuto Mario del Monaco in camerino dopo l’”Otello”. Camminando per le strade ammiravo la luce meravigliosa che al tramonto scivola sulle facciate dei palazzi del centro e tinge tutto di arancio. E poi di rosa. Fino ai chiarori della sera e a quell’idea sexy, che Buenos Aires mette in mostra spudorata, come nessuna. A un certo punto bisogna decidersi: restare tra le due stradine colorate della Boca, dove i tangueros concedono ai turisti un giro di “ocho” per qualche spicciolo. Oppure spingersi nelle vie interne, lungo la Wenceslao Villafañe e la Caboto, dove l’umanità può apparire più derelitta ma non per questo minacciosa, e scoprire i murales che lampeggiano tra le vie e imbattersi in quella forza che sta cambiando Buenos Aires dalle viscere: l’arte contemporanea.

A Buenos Aires ho trascorso 21 giorni, dove con la mia famiglia ho conosciuto luoghi più storici,quelli che non dovete perdervi per nulla al mondo. Una parentesi estiva l’ho vissuta a Villa Gesell, al mare, meravigliosa cittadina che affaccia sull’Atlantico ospite da José e Mariana, persone a dir poco straordinarie.

Con due artisti, Patricia e Susana e Paola ho conosciuto l’arte contemporanea di Buenos Aires, visitando musei e gallerie, alcune con spazi indipendenti come Walden Gallery e Quadro nel cosiddetto Distrito de las Artes: le gallerie dei quartieri ricchi come Palermo e Recoleta si stanno trasferendo qui», racconta Patricia. 

A pochi metri c’è il cavalcavia Ricardo Balbín, e vicino, sorgerà il nuovo Centro Munar. E a un passo ancora, affacciata su un’ansa del Río Matanza, ecco la Fundación Proa, gemellata con la Fondation Cartier di Parigi. A segnalarne la presenza, la gigantesca installazione dell’artista e dissidente cinese Ai Weiwei: Bicicletas Forever. Oltre milleduecento bici fuse a formare un arco, dello stesso modello chiamato «Forever» che nella Cina comunista è ritenuto tra i più lussuosi, di quelli che separano il popolo dal popolo.

Poco lontano sorge la Usina del Arte, edificio industriale di inizio Novecento che ospitava la Compañía Ítalo Argentina de Electricidad: teatri, sale esposizione e il salòn mayor occupato da un’immensa scultura dell’artista porteño Eduardo Basualdo: La Cabeza de Goliat. E che a Baires si respiri creatività in ogni molecola dell’aria se ne sono accorti i giganti di Art Basel che, inaugurando il circuito delle Art Basel Cities (capitali che nei prossimi anni ospiteranno eventi al di fuori delle mete istituzionali di Basilea, Hong Kong e Miami), hanno deciso di partire proprio da qui, con una settimana di mostre ed eventi che coinvolgeranno la megalopoli. «Buenos Aires è rimasta per anni esclusa dai circuiti dell’arte contemporanea, nonostante il panorama ricchissimo. Quest’evento le ridarà il ruolo che merita», spiega la curatrice del progetto, l’italiana Cecilia Alemani.

Come un fiume carsico che spacca le strade e dà speranza al futuro, non c’è quartiere che sfugga alla art invasion. Tanto che persino a cena sembra ogni tanto di stare immersi in un’installazione: basta andare da Niño Gordo, con le sue centinaia di lanterne rosse appese al soffitto, dove si serve una fusion sino-argentina in un’atmosfera da psichedelia pechinese. Oppure Casa Cavia, che è contemporaneamente ristorante, patio, villa storica, libreria, negozio di fiori rari e casa editrice. Entri nel monumentale hotel Park Hyatt e scopri che ogni corridoio ospita mostre temporanee. Ti spingi nel El Ateneo Grand Splendid e ti rendi conto d’essere nella libreria più bella del mondo, ricavata in un teatro d’inizio Novecento dove si possono leggere i libri sui palchetti loggiati.

Solo nel quartiere di San Telmo, dove solitamente ci si spinge per il mercato della domenica e per gli antiquari, ci sono due musei d’arte contemporanea, uno di fianco all’altro: il Macba ma soprattutto il Museo de Arte Moderno. «L’unica fiera ufficiale è ArteBA, ma in compenso tutti i quartieri stanno esplodendo di gallerie e gli eventi sono quasi tutti gratuiti», dice Olivier Tenedor, un francese che ha fondato Quorum, un art shop dove vengono vendute le opere di ottanta giovani artisti argentini. Dietro l’angolo c’è anche Big Sur, gestita da un colombiano specializzato in calligrafia e illustrazioni. Poi Mid Century, che vende solo sedie di modernariato appese ovunque, dal soffitto alle pareti, trasformandole in un inatteso elemento di decorazione: «I collezionisti argentini sono in grande crescita», spiega il titolare, Pedro Skochko, «i designer più quotati sono Ricardo Blanco, Horacio Baliero e Arnoldo Gaite, autore delle sedute R.O.L.O.».

 

Altro barrio invitato alla grande danza è Villa Crespo, che nella pace delle sue viette alberate ospita gli studi di nomi in ascesa come Pablo Siquier, Carlos Huffman, Sofía Bohtlingk, Amadeo Azar. Anche qui è nato un circuito, Lista, che comprende spazi come Hace, specializzata in performance, e Gachi Prieto, sala espositiva ma anche atelier condiviso, una sorta di co-working per artisti. Fioritura figlia dell’energia ma anche dell’azione politica, maturata da quando le gallerie si sono riunite nell’associazione Meridiano: «In Argentina vige il protezionismo: importare è difficile ed esporre all’estero fino a poco tempo fa era quasi impossibile, dovevamo comportarci da contrabbandieri», racconta Ariel Authier della galleria Nora Fisch, che rappresenta venti artisti argentini a Villa Crespo e ha fatto lobby sul governo per allentare la burocrazia, «senza tutto questo, Art Basel non sarebbe mai arrivata».

Prima di esplorare i grattacieli di Puerto Madeiro, zona di docks in riqualificazione, beviamo un Pinot nero prodotto da Chacra, una cantina della regione del Rio Negro. Un vino unico, dice il sommelier, per via dei sedimenti lasciati dai dinosauri e divenuti nei millenni il sale minerale della vite. E senza sosta, tra le strade di Baires, l’immaginazione s’inchina, e poi volteggia. Sognate a occhi aperti il vostro pezzetto di Sudamerica. Cosa ne pensate? Lasciatevi ispirare e… buon viaggio in Argentina!

 

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